“Cosa mi fa fiorire?” Un gruppo eterogeneo di 20 donne musulmane e cristiane, appartenenti ai movimenti Hizmet e dei Focolari, si è riunito a metà giugno nel parco del monastero di Wettingen per l’Oasis Day di quest’anno, alla ricerca di risposte personali e comunitarie.

di Beatrix Ledergerber e Noemi Deak

Ci è stato concesso spazio e periodi di quiete, permettendo alle donne di non essere sempre al massimo della forma e di prendersi cura di sé con particolare attenzione durante questi momenti.  L’attenzione si è concentrata anche su ciò che ancora giace sopito, desideroso di emergere:  una parte di sé non vissuta, un desiderio a lungo accarezzato, un talento nascosto o un progetto ripetutamente rimandato.

Di cosa hanno bisogno questi germogli per sbocciare, affinché ogni donna possa portare nel mondo la propria “fragranza” unica?

Con queste domande in mente, le donne, di età compresa tra i 30 e i 70 anni, hanno intrapreso un percorso di scoperta di sé in piccoli gruppi. Inizialmente, hanno ascoltato in silenzio la propria voce interiore e condiviso le proprie riflessioni. Ma non si sono fermate alla riflessione: insieme hanno anche cercato i primi passi concreti per passare dal volere all’agire.

Sorelle di cuore e di spirito:
il pomeriggio è iniziato con un rilassante picnic sotto i vecchi alberi del tranquillo parco del monastero sul fiume Limmat. Un gioco per rompere il ghiaccio ha portato l’incontro a un livello più personale: cosa rivelava di sé il fiore preferito di ciascuna donna? Come “sorelle di cuore e

di spirito”, le donne si sono poi conosciute meglio attraverso una vivace intervista, scoprendo rapidamente quanto i due movimenti abbiano in comune: l’impegno per la pace e la fraternità

Il mio vero io riflesso nello specchio di te:
dopo danze meditative in cerchio che hanno messo in moto corpo e anima, un esercizio basato sul modello delle risorse di Zurigo ha condotto ancora più in profondità. Ha reso tangibile ciò di cui spesso parliamo solo a livello teorico: che nel nostro nucleo siamo tutti connessi. Come possiamo riflettere le nostre forze e i nostri desideri nascosti gli uni verso gli altri e diventare così un dono reciproco è stato vividamente dimostrato in gruppi di tre: una donna ha scelto intuitivamente un’immagine che la attraeva – positiva o negativa, era tutto ugualmente valido

– ma non ha detto nulla al riguardo, permettendo alle altre due di fare delle associazioni. Da poche parole che hanno risuonato nella prima donna, è emerso un motto sorprendentemente personale per il suo percorso. In questo modo, lo sguardo sincero dell’altra ha portato alla luce punti ciechi che la donna stessa non era ancora riuscita a vedere. Un’esperienza preziosa: “In quelle ore sono riuscita a essere me stessa come raramente prima”, è stato uno dei commenti a fine giornata.

Ciò che continua a fiorire:
questa profonda connessione era palpabile anche nella preghiera condivisa per la pace nel mondo. “Le conversazioni aperte e le risate condivise sono state un’esperienza arricchente”, ha scritto un partecipante. “Questo mi ha dimostrato ancora una volta quanto siano importanti l’amore, il rispetto e l’accettazione. Ho trovato particolarmente significativo il fatto che condividiamo le stesse intenzioni e gli stessi valori, o valori molto simili, nel cammino dell’amore per Dio”. La giornata si è conclusa con un delizioso buffet turco, un dono generoso offerto dalle donne di Hizmet, con lo stesso calore con cuiera iniziata.

Ciò che rimane è la gioia di aver vissuto “un’oasi nel deserto della vita quotidiana” – come ha detto una madre di due figli – e delle nuove amicizie e abbracci che risuoneranno ben oltre questa giornata. Così, da tanti fiori unici, è nato un profumato bouquet di legami autentici.

Data: 24.08.2026
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